La filosofia come teoresi intorno al senso della vita

Chiunque si interroghi seriamente sul significato della propria esistenza, compie implicitamente l'atto filosofico fondamentale: porsi di fronte alla realtà, mettendola "sotto inchiesta", al fine di scoprirne il senso più profondo e le verità definitive.
Questo sito intende presentare un percorso di ricerca, scaturito da tale necessità primaria e tendente a quel tipo di "sapienza" (la "sofia" inclusa nel significato etimologico stesso del termine "filo-sofia") raggiungibile mediante l'uso, quanto più rigoroso possibile, della ragione umana. Aristotele e San Tommaso d'Aquino sono i due filosofi che costituiscono il riferimento primario, sia sul piano critico-metodologico che su quello teoretico, delle ricerche qui svolte (senza che ciò implichi pregiudizio verso alcun altro "topos" dello scibile filosofico, da cui emerga verità).

Le attività di ricerca di Alessandro Sanmarchi

Da sempre il centro primario dei miei interessi di ricerca è costituito dalla teologia razionale (o naturale), cioè da tutto quanto concerne le dimostrazioni filosofiche dell'esistenza di Dio, ma, sebbene abbia dedicato la mia tesi di laurea direttamente ad una delle prove teologiche tradizionali, la celebre "IV via tomistica", partendo dall'interpretazione datane da P. Fabro ("Causalità e IV via tomistica nell'interpretazione di Cornelio Fabro", questo il titolo della tesi), nel corso degli anni mi sono sempre più reso conto della vastità di conoscenze che lo studio della teologia razionale implica; fatto di cui, per altro, San Tommaso ci avverte immediatamente:

«Ad cognitionem enim eorum quae de Deo ratio investigare potest, multa praecognoscere oportet: cum fere totius philosophiae consideratio ad Dei cognitionem ordinetur; propter quod metaphysica, quae circa divina versatur, inter philosophiae partes ultima remanet addiscenda. Sic ergo non nisi cum magno labore studii ad praedictae veritatis inquisitionem perveniri potest» (Summa Contra Gentiles, I, 4).

Per questa ragione il percorso dei miei studi è venuto formandosi come segue.
1) Con la tesi di dottorato (L'apriorismo metodologico come assunzione esiziale alla filosofia. Teoresi critica del pensiero di Gustavo Bontadini, Aracne, Roma 2007) ho affrontato uno dei nodi teoretici fondamentali, che possono costituire irrimediabile inciampo in ordine a una corretta impostazione della teologia razionale: l'apriorismo gnoseologico. Lo studio della teologia razionale di Gustavo Bontadini costituisce infatti una delle migliori occasioni di confronto con l'essenza aprioristica del pensiero gentiliano, che, a sua volta, rappresenta la geniale conclusione del ciclo teoretico idealistico (e moderno in genere); conclusione geniale, tanto quanto profondamente errata. L'assoluta "libertà attualistica" si regge infatti sul paradigma epistemologico, a mio avviso, maggiormente contrario e opposto, nell'intero panorama della filosofia occidentale, all'epistemologia tradizionale. Questo è un punto che emerge incontrovertibilmente dai testi gentiliani (che sono molto schietti ed espliciti al riguardo), ma che Bontadini, il discepolo "cattolico" di Gentile, ha tentato di superare, interpretando i fondamenti dell'onto-gnoseologia del Maestro addirittura come l'inveramento più autentico e definitivo della filosofia aristotelico-tomista. Lo studio di Gentile e di Bontadini consente dunque di dare un giudizio sulle tesi filosofiche, nel primo caso, più lontane e, nel secondo caso, più ambiguamente sincretiche rispetto alle dottrine di Aristotele e di San Tommaso.

2) Nel corso del triennio di ricerca, che ho svolto presso la Pontificia Università Lateranense come "professore a contratto" (termine: dicembre 2011), ho inteso poi affrontare un'altra questione della massima importanza per il corretto "collocamento" della teologia razionale: quella concernente il "senso della vita umana". Tale questione, che viene a coincidere con quella relativa ai fondamenti dell'etica (metaetica), costituisce infatti lo "sfondo teoretico" necessario alla sensatezza stessa della domanda razionale intorno all'esistenza di Dio. Se infatti si dovesse scoprire che l'etica non intrattiene alcuna relazione necessaria con il vertice della metafisica, allora bisognerebbe concluderne che sul piano razionale un'eventuale prova dell'esistenza di Dio rimarrebbe del tutto inutile. In altre parole, si creerebbe la ben strana situazione in cui la teologia razionale manterrebbe una relazione altamente significativa, in quanto preambulum fidei, con un sapere (la teologia intesa come doctrina sacra) avente statuto epistemologico superiore, senza tuttavia poter svolgere alcuna funzione determinante nei confronti dell'etica filosofica sul piano epistemologico ad entrambe proprio, quello cioè della ragione naturale. Il che in ultima analisi configurerebbe l'assurda ipotesi di un Creatore, infinitamente intelligente, che ci avrebbe creati a sua immagine, senza poi che la nostra intelligenza possa dimostrare alcun legame necessario tra la verità speculativa più elevata ad essa accessibile (l'esistenza stessa di Dio, provata deduttivamente a posteriori) e il significato pratico-esistenziale della nostra vita.

Risulta allora indispensabile domandarsi se e quale ruolo giochi l'esistenza di Dio rispetto al senso della vita umana, partendo dall'ipotesi più radicale e cioè che Dio non esista. Se Dio non esistesse, la vita umana avrebbe senso? La risposta nettamente negativa a questa domanda è giustificata all'interno del saggio, attualmente in via di ultimazione, che è il risultato del suddetto triennio di ricerca.